La crisi economica imperversa nel mondo, senza distinzione geografica, in Cina come in USA e in Europa, nonostante il salvagente dell’Euro che ne ha mitigato gli effetti, spaventa i governi e le banche.
La parola “crisi” ormai è diventata il vocabolo più sentito sia perché pronunciato dai catastrofisti che sembrano trarre giovamento dal crogiolarsi nelle lacrime che negli inguaribili ottimisti che filtrano la realtà attraverso le fette di suino adagiate sugli occhi. In tutto questo l’Italia però è più fortunata degli altri paesi vicini perché noi italiani alla crisi ci siamo abituati e da tempo, specie a quella che si manifesta con la disoccupazione.
Se poi circoscriviamo la riflessione al meridione e ancor di più alla Sardegna stiamo proprio di lusso.
L’unica differenza rispetto a qualche anno fa è che sia noi sardi che il governo nazionale abbiamo ora una ragione plausibile per spiegare il fenomeno.
Io in tempo di crisi ho lasciato il lavoro che avevo e ne ho trovato un altro nell’arco di 3 mesi. Non ho un contratto a tempo indeterminato ma non ho peggiorato il mio stile di vita, anzi. Direi che non posso lamentarmi.
La crisi c’è e questo è innegabile ma chissà che con un po’ di intraprendenza qualcuno dei suoi aspetti lo si possa rigirare a proprio favore.
Piangersi addosso di sicuro non aiuta.
C’è grossa crisi
29 giugno 2009Diamo un’altra possibilità all’Europa
29 maggio 2009
Devo essere sincero, questa volta l’intenzione era quella di non andare a votare per le elezioni dei candidati italiani al Parlamento Europeo per diversi motivi. Provo ad elencarne alcuni.
- L’Europa politica ancora non esiste, esiste solo un insieme di stati collocati geograficamente nel continente europeo che hanno raggiunto un accordo di tipo economico, con l’introduzione della moneta unica, che hanno un presidente a rotazione, che hanno una banca centrale e una costituzione non ratificata da molti stati e dove è stata ratificata, come nel caso dell’Italia, non sono stati chiamati a decidere i cittadini, negli stati dove questo è avvenuto la risposta è stata negativa.
- Un altro motivo per il quale ero scoraggiato è il fatto che il Parlamento Europeo sembra impantanato da sempre nel legiferare su materie astruse (l’ultima è stata la percentuale di frutta obbligatoria nei succhi di frutta) e che è snobbato dai suoi stessi componenti infatti l’assenteismo è a livelli altissimi e non solo dei deputati italiani.
- Altro motivo, una campagna elettorale praticamente inesistente in Italia dove si sta concentrando tutta l’attenzione sui pettegolezzi intorno alle presunte frequentazioni del presidente del Consiglio che, da una parte e dall’altra, evidentemente si ritengono più interessanti che perdere tempo a fare campagna elettorale per le europee, campagna che stanno facendo solo i piccoli partiti che rischiano di non raggiungere lo sbarramento del 4%.
- Un motivo del tutto legato alla mia residenza è che io sono sardo e la Sardegna è collegio unico con la Sicilia, dalla somma delle due isole verrà fuori un solo seggio ed è una lotta impari, considerando che la Sicilia ha quattro volte tanto la popolazione della Sardegna per la legge delle probabilità ha ben poche possibilità di mandare un sardo in Europa, come dimostrano ampiamente le precedenti tornate elettorali.
- Ultimo motivo, lasciato per ultimo solo perché strettamente personale è che io sono cristiano, cattolico e non sono proprio entusiasta di andare a votare per un’istituzione che rifiuta di riconoscere nella sua costituzione le radici giudaico-cristiane che sono evidenti e che vengono misconosciute con un certo snobismo culturale.
A questo punto, se avete avuto la pazienza di leggere fin qua, vi dico perché invece, alla fine, andrò a votare. Andrò a votare perché voglio dare una possibilità all’Europa, perché voglio seguire con più attenzione la sua evoluzione e perché penso che con la crisi mondiale in atto e la posizione internazionale nettamente ridimensionata degli USA, un’Europa forte è fondamentale. Non andare a votare significherebbe demandare ad altri l’elezione dei 72 rappresentanti italiani al parlamento europeo e forse, pensandoci bene, l’Europa è così deboluccia perché sono per primi gli europei a non crederci troppo.
Fenomeni inspiegabili
13 maggio 2009
Il concerto di Marco Carta è stato interrotto tra la delusione di quasi 10000 persone. Troppi per la struttura dell’ex Palacisalfa, che ne può ospitare massimo 2200.
Dopo aver cantato i primi tre brani, il live è stato sospeso per motivi di sicurezza.
Avete capito bene, il cantante dell’hinterland cagliaritano, non solo ha fatto sold out a Roma ma addirittura gli spettatori erano quasi cinque volte tanto la capienza del luogo dove si doveva esibire (si attendono i dati della questura).
Tralasciando per un attimo la cantonata colossale dell’organizzazione, proviamo ad analizzare il fenomeno Carta.
Per me Marco Carta è un mistero, anche sforzandomi non riesco a capire il motivo del suo successo (o forse lo so ma non voglio crederci). Non è sempre intonato, ha sì una voce “graffiata” ma non particolarmente bella e nemmeno potente, ha una presenza discreta ma ci sono ragazzi molto più presentabili esteticamente, il 90% dei bambini/ragazzini che, ad esempio, cantano nella trasmissione “Ti lascio una canzone” presentata su Rai Uno da Antonella Clerici gli stanno una spanna sopra come bravura (e alcuni anche come statura) e allora? Come si spiega?
Tutto merito di Amici di Maria De Filippi?
Pubblicato da symbel