Il signor Vaticano

3 luglio 2009

Il pacchetto sicurezza diventa legge, critico il Vaticano: “Porterà dolore”.

Questo uno dei titoli dei giornali di oggi. Non voglio eludere il problema che pone a livello di coscienza e testimonianza per un cattolico un decreto sicurezza che nasconde delle insidie al primo e più importante comandamento per la religione Cattolica: “Ama il prossimo tuo come te stesso” con i vari corollari dell’amore preferenziale per i poveri, gli ultimi, i diversi.
Prima però voglio parlare della questione dall’aspetto che più mi interessa in questo blog ovvero quello dell’informazione.
I giornali e i mezzi di informazione più in generale hanno il vezzo di citare “il Vaticano” e “la Chiesa” un po’ a vanvera. E il “Signor Vaticano” e la “signora Chiesa” ogni volta sono identificati come il parere personale di un cardinale, di un vescovo, di un prete, di un editorialista di Avvenire o peggio di Famiglia Cristiana.
In realtà la Chiesa ha i suoi organi ufficiali che si esprimono attraverso l’ufficio stampa della CEI e il Vaticano a sua volta si esprime attraverso il suo ufficio stampa e il portavoce del Pontefice.
Chi ha detto che il decreto sicurezza “Porterà dolore”?
L’ha detto mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, quindi non uno qualsiasi ma non il Vaticano. Lo specifico anche perché per dichiarazioni dello stesso monsignore, precedenti a questa, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha preso le distanze ufficialmente.
Sarebbe bene quindi che i mezzi di informazioni specifichino se le dichiarazioni sono a titolo personale o concordate con il capo dicastero mons. Antonio Vegliò titolato a parlare ufficialmente a nome della Santa Sede.
Per il resto rimane la questione dei contenuti del decreto che sulla carta mettono dei paletti alla gestione dei flussi migratori e della sicurezza nelle città.
Una materia complessa e contraddittoria per la quale sarebbe forse opportuno aspettare i decreti applicativi e le conseguenze pratiche prima di esprimersi.


Gheddafi superstar

12 giugno 2009

Non sono così ingenuo da non capire che la visita del leader libico Gheddafi nel nostro Paese è fondamentalmente una questione di sicurezza, economia e diplomazia. Sicurezza perché essere in buoni rapporti con il leader di uno dei paesi africani dal quale partono i maggiori flussi migratori via mare verso l’Italia è conveniente. Economia perché la Libia può garantire al nostro Paese abbstanza GAS da non dover più sottostare al ricatto dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Diplomatica perché avevamo qualcosina da farci perdonare per le malefatte del periodo coloniale.
Messe da parte queste legittime considerazioni, l’accoglienza riservata a questo individuo mi è parsa veramente al di sopra della gentilezza istituzionale.
Gheddafi ha un passato che non si può liquidare in poche righe e il suo Paese ha un presente che è fatto di violazione dei diritti umani, torture e abusi.
Basta farsi un giretto sul web per avere un quadro esplicativo di quello che ha compiuto e gestito questo leader.
Certo, i soliti imbecilli ne hanno fatto come al solito una questione ideologica, altri si stanno chiedendo ancora se Gheddafi è di destra o di sinistra perché in Italia non sappiamo fare altro.
Una nota di colore relativa alla visita di Gheddafi di questi giorni (visita troppo lunga che ha causato parecchi disagi ai romani) è la sua impressionante somiglianza con il peggior Michael Jackson (ma anche a tanti altri) e il suo cattivo gusto nel vestire e nello scegliere gli accessori.


Ingerenza a intermittenza

15 maggio 2009

Mi fa sorridere e quasi mi commuove l’improvvisa comunione di intenti e l’amore che intercorre fra il centrosinistra e le “parole dei vescovi”. Pare che quello che prima era indiscutibilmente (per loro) “ingerenza della Chiesa” siano diventati “consigli preziosi da ascoltare”.
Guardando la stessa questione dall’altra parte lascia un po’ perplessi vedere come chi era pronto a fregiarsi della medaglia del buon cattolico oggi faccia orecchie da mercante alle sollecitazioni legittime della Chiesa sulla regolamentazione dei flussi migratori.
La realtà, secondo me, è che non fu ingerenza prima e non lo è adesso.
La Chiesa va ascoltata, sempre, perché al di là di quello che si può pensare il suo sguardo “non di parte” sul sociale può essere utile a qualunque governo, di qualunque colore. Ascoltare e decidere autonomamente e responsabilmente.


Asilo politico: tagliamo la testa al toro

13 maggio 2009

«L’asilo è un diritto individuale e non di massa». Alessandro Pace, presidente dell’Associazione dei costituzionalisti italiani e professore di diritto costituzionale all’Università La Sapienza non ritiene illegittimo il respingimento dei migranti in arrivo in massa in Italia. «Il fatto è che non tutti quelli che vorrebbero entrare nel nostro Paese godono del diritto di asilo. La penso come il costituzionalista Carlo Esposito che, appunto, parla di diritto individuale e non di massa».

Non solo: il prof. Pace esclude pure che i migranti, una volta trasferiti sulle navi militari italiane per essere riportati in Libia, possano fare a bordo domanda di asilo. «Le navi da guerra – spiega – godono dell’immunità diplomatica ma non sono territorio italiano». L’articolo 10 comma 3 della Costituzione prevede, invece, che lo straniero «al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzionale italiana» abbia diritto all’asilo nel «territorio della Repubblica» e secondo «le condizioni stabilite dalla legge». Ad essere garantito è, quindi, il solo asilo territoriale e non quello extraterritoriale in sedi di missioni diplomatiche, nei consolati, a bordo di navi da guerra oppure in quelle che esercitano una potestà pubblica.

da Sussidiario.net

Mi pare che questa autorevole dichiarazione, non di parte, spieghi bene quali solo i limiti legislativi entro i quali è possibile richiedere il diritto d’asilo e concederlo.
E’ vero che la coscienza personale e l’umanità non possono fermarsi ai limiti legislativi di fronte al dovere di soccorso di persone in pericolo però è vero anche che uno Stato non può basarsi sull’emotività e la carità  quando legifera in tema di regolamento dei flussi migratori.


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 299 other followers