Il pacchetto sicurezza diventa legge, critico il Vaticano: “Porterà dolore”.
Questo uno dei titoli dei giornali di oggi. Non voglio eludere il problema che pone a livello di coscienza e testimonianza per un cattolico un decreto sicurezza che nasconde delle insidie al primo e più importante comandamento per la religione Cattolica: “Ama il prossimo tuo come te stesso” con i vari corollari dell’amore preferenziale per i poveri, gli ultimi, i diversi.
Prima però voglio parlare della questione dall’aspetto che più mi interessa in questo blog ovvero quello dell’informazione.
I giornali e i mezzi di informazione più in generale hanno il vezzo di citare “il Vaticano” e “la Chiesa” un po’ a vanvera. E il “Signor Vaticano” e la “signora Chiesa” ogni volta sono identificati come il parere personale di un cardinale, di un vescovo, di un prete, di un editorialista di Avvenire o peggio di Famiglia Cristiana.
In realtà la Chiesa ha i suoi organi ufficiali che si esprimono attraverso l’ufficio stampa della CEI e il Vaticano a sua volta si esprime attraverso il suo ufficio stampa e il portavoce del Pontefice.
Chi ha detto che il decreto sicurezza “Porterà dolore”?
L’ha detto mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio consiglio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, quindi non uno qualsiasi ma non il Vaticano. Lo specifico anche perché per dichiarazioni dello stesso monsignore, precedenti a questa, padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa vaticana, ha preso le distanze ufficialmente.
Sarebbe bene quindi che i mezzi di informazioni specifichino se le dichiarazioni sono a titolo personale o concordate con il capo dicastero mons. Antonio Vegliò titolato a parlare ufficialmente a nome della Santa Sede.
Per il resto rimane la questione dei contenuti del decreto che sulla carta mettono dei paletti alla gestione dei flussi migratori e della sicurezza nelle città.
Una materia complessa e contraddittoria per la quale sarebbe forse opportuno aspettare i decreti applicativi e le conseguenze pratiche prima di esprimersi.
Pubblicato da symbel
Non sono così ingenuo da non capire che la visita del leader libico Gheddafi nel nostro Paese è fondamentalmente una questione di sicurezza, economia e diplomazia. Sicurezza perché essere in buoni rapporti con il leader di uno dei paesi africani dal quale partono i maggiori flussi migratori via mare verso l’Italia è conveniente. Economia perché la Libia può garantire al nostro Paese abbstanza GAS da non dover più sottostare al ricatto dei paesi dell’ex Unione Sovietica. Diplomatica perché avevamo qualcosina da farci perdonare per le malefatte del periodo coloniale.
Mi fa sorridere e quasi mi commuove l’improvvisa comunione di intenti e l’amore che intercorre fra il centrosinistra e le “parole dei vescovi”. Pare che quello che prima era indiscutibilmente (per loro) “ingerenza della Chiesa” siano diventati “consigli preziosi da ascoltare”.