Ieri notte, prima di andare a dormire, come al solito ho seguito la rassegna stampa con le prime pagine dei quotidiani in edicola. Inutile dire che la curiosità era tutta nel leggere i commenti sul primo giorno di G8.
Unanime l’apprezzamento per Obama e la sua consorte. Tutti ne hanno parlato in modo positivo per diversi motivi. I giornali di sinistra per il suo carisma, la sua affabilità e soprattutto per dire che ha rubato la scena a Berlusconi. I giornali vicini al centrodestra hanno invece elogiato Obama perchè ha riconosciuto la leadership di Berlusconi dicendo che “l’Italia ha una leadership forte!”
Ora Il Manifesto e L’Unità sostengono che la frase era relativa a Napolitano invece che a Berlusconi. Che tristezza infinita, persino Repubblica ha evidenziato che la frase in parte ripaga Berlusconi dalle amarezze provocate dai titoli del Guardian e del New York Times.
Alla fine è andata pure bene, vi assicuro che vedere come i diversi quotidiani interpretano e ripropongono ai lettori la stessa notizia in modi molto diversi e dipendenti sempre dalla convenienza politica o di proprietà è molto divertente oltre che sconfortante.
Una cosa che mi colpisce di D’Alema e che viene fuori da diverse sue interviste, soprattutto nell’ultimo periodo, è la sua brillante capacità di leggere la situazione politica attuale, senza paura di avventurarsi nel disegnare scenari futuri o quantomeno nel prospettarli e la tendenza che spesso porta a compimento, di indulgere nella sbroccata.
Il primo aspetto è tipico della sua intelligenza politica, del suo essere seppur anagraficamente non anziano, un vecchio volpone. Stupisce quindi che un politico di così lungo corso si faccia coinvolgere in manifestazioni di acidià gratuita o sconforto che prestano il fianco all’avversario se non addirittura ne offrano soddisfazioni.
Capitò con Brunetta definito “energumeno tascabile”, con una caduta di stile clamorosa che lo costrinse a chiedere scusa per il termine usato, capita oggi con un certo fastidio per le esternazioni della Serracchiani sugli “apparati” che, visto l’astio del “baffino” sembrano aver colto nel segno: “nuovismo ignorante del quale parlano i giornali” così bolla le fronde giovani ed emergenti nel suo partito, una frase un po’ forte. Mi sarei aspettato un D’Alema che considera la Serracchiani una giovinotta ad impatto zero sulla sua credibilità e quindi nemmeno degna di citazione e invece lui senza nominarla la evoca. E poi Berlusconi, “volgare e inaccettabile” il suo rapporto con le donne, “il suo declino politico è avviato” e si apriranno nuovi scenari “anche imprevedibili”, dichiarazioni che fanno il paio con “le scosse” al Governo alla trasmissione dell’Annunziata.
Tutte dichiarazioni che sembrano voler fugare le voci esistenti da tempo che vedono un D’Alema sponsor occulto del Cavaliere, voci cominciate ai tempi della Bicamerale e mai sopite.
Poi nell’intervista rilasciata a Polito, direttore de Il Riformista, D’Alema fa alcune riflessioni circa l’utilizzo delle Primarie molto interessanti e condivisibili come anche sull’autolesionismo all’interno del PD. Note interessanti che dimostrano quanto alcuni personaggi forse siano stati messi da parte troppo presto a favore di “volti nuovi” che non sembrano poter ancora garantire al partito una riscossa credibile.
VERONA. È un vecchio cane lupo ma ancora vigoroso e per questo è stato battezzato Berluscane dal suo proprietario, Imerio Mariotto di Verona, noto in città per la sua eccentricità. Una circostanza poco gradita da qualche vicino di casa che ha informato della cosa i vigili urbani, ai quali non è rimasto che fare una contravvenzione a Mariotto, proprietario di altri tre cani, di cui uno battezzato Noemi, perchè sul cancello manca il cartello “Attenti al cane”. Per la verità il cartello c’è, ma è stato storpiato in “Attenti al Berluscane”.
La vicenda, di cui riferisce oggi L’Arena, non si è fermata alla sola sanzione (55,60 euro) perchè Mariotto, assistito dal suo legale, l’avv. Guariente Guarienti, ha deciso di presentare ricorso al giudice di pace, motivando la scelta del cartello e del nome. Nella memoria difensiva, Mariotto sostiene che Berluscane è stato chiamato così per una «vivacità amorosa inversamente proporzionale all’età», ma in realta è un animale tranquillo, che «i cani femmina che si presentassero al cancello, soprattutto se cagnette giovani e ambiziose», potrebbero avvicinare senza timore di avance. Questo perchè «a differenza degli esseri umani, sempre teoricamente disponibili, cagne e cagnette, per suscitare interesse, devono essere in calore».
Si torna alle urne ma più che quelle elettorali, vista l’affluenza finora registrata, sarebbe più corretto parlare di urne cinerarie, quelle del funerale del Referendum.
Come ho già scritto su Spifferi la cosa non mi dispiace affatto. Lo strumento referendario nel nostro Paese è stato spesso utilizzato a sproposito, per abolire o promuovere leggi che in una repubblica parlamentare normale sarebbe compito del Parlamento gestire e soprattutto con un dispendio per le casse dello Stato enorme, a fronte di un raggiungimento del quorum quasi mai avvenuto a riprova del fatto che questo istituto agli Italiani non interessa.
Il principale protagonista di queste campagne inutili ed esose è l’ormai mitico Mariotto Segni che magari oggi sentiremo vaticinare contro lo scarso senso istituzionale e che nei giorni scorsi non dava per spacciato il raggiungimento del quorum.
Io a questo punto proporrei anche le tribune politiche del giorno dopo quelle dove Mariotto Segni e il suo compagno di referendum Guzzetta ci spiegano come era possibile prima del voto dichiarare in tv che non era scontato il non-raggiungimento del quorum quando alla fine, se tutto va bene, si registra un’affluenza del 25% che è la più bassa forse di tutti i tempi. Ma inviterei anche la coppia Storace-Lombardo a spiegare come mai si offendessero in campagna elettorale se qualcuno metteva in dubbio il raggiungimento del 4% dichiarando di “rischiare” persino l’8%, con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti. A queste ipotetiche “tribuna politica del giorno dopo” avrei invitato anche il Veltroni del “siamo ad un’incollatura” e il Berlusconi del “sarà un partito del 45% che punta al 51%” per il suo PDL.
Non pretendo che la auspichi la Marcegaglia, ma tra tutte le riforme da fare ci metterei anche qualcosina sull’istituto dei referendum.
Per uno come me che si rifiuta di catalogare i comportamenti politici sotto l’unica massima: “i politici sono tutti uguali, rubano a destra come a sinistra” che ha fatto la fortuna dei veri “potenti” del nostro paese, i guru mediatici alla Beppe Grillo, e che non è affascinato dal pensiero unico internettiano dei blogger, tutti schierati non tanto a sinistra quanto all’opposizione, quasi vivessero a Teheran e dovessero rivendicare la libertà di parola in un regime, se fosse verificato tutto il “ciarpame” che emerge dalle indiscrezioni della procura di Bari, sarebbe triste dover constatare che il qualunquismo non è poi tanto “qualunque”.
Mi è sempre piaciuto pensare che la Verità fosse molto più semplice di quello che sembra, che i complottisti in realtà siano dei tristissimi paranoici e che il rasoio di Occam “A parità di fattori la spiegazione più semplice tende ad essere quella esatta” sia il modo più utile per affrontare la maggior parte delle questioni del nostro tempo.
Se tutto fosse vero il risultato sarebbe che il potere è strettamente legato al denaro e che il denaro è strettamente legato al sesso, che il potente tende a cadere in presenza dell’avvenenza femminile e soprattutto che la donna, pur di ottenere quello che vuole è disposta a vendere il proprio corpo e, per vendetta, a vendere pure la propria dignità.
Hai scoperto l’acqua calda! Penserete voi e invece se “cimedirapa-gate” fosse vero tutto si ribalta.
L’uomo che secondo le coscienze critiche del nostro Paese sarebbe il Grande Burattinaio, il mandante dei peggiori misfatti della seconda repubblica, corruttore di giudici e finanziatore di stragisti, appartenente a società segrete che organizzano golpe e manipolatore di tutto il sistema mediatico della nazione è così potente da farsi infangare da quattro giornalisti che non devono nemmeno sforzarsi tanto ma solo riportare frasi registrate sul nastro di una sgallettata.
Bollettino finale: sconfitto umanamente il potente, sconfitta la dignità della donna, sconfitta l’opposizione incapace di influire politicamente e costretta ad affidarsi ad altri potentati, sconfitta l’Italia entrata nel novero delle nazioni afflitte dallo pseudo-puritanesimo moralista ipocrita. Unico vincitore il pensionato in fila alle poste, quello del “una bomba in parlamento ci vuole…”
Ammesso che sia tutto vero… forse… mah… parrebbe…
Dalla lettera della first lady Veronica a Repubblica fino ad oggi sulla stampa italiana e non solo ogni giorno è possibile leggere notizie fondamentalmente gossippare sulla vita privata del Premier italiano.
Di fronte a questa raffica di notizie l’italiano, come al solito, si schiera.
E appena si finisce di parlare di Noemi, spunta Patrizia e chissà quante altre ne spunteranno in futuro.
Non voglio parlare però del merito di queste notizie che mi interessano meno di zero, non essendo avvezzo nemmeno a sfogliare le riviste nella sala del parrucchiere, mi interessa di più il ruolo dell’informazione in questo frangente.
Anche in questo ambito ci sono stati comportamenti diametralmente opposti da parte del mondo dell’informazione: ci sono stati i giornali e i tg che hanno relegato le notizie in fondo alle loro scalette, alcuni addirittura non parlandone per niente e altri che hanno dedicato una pagina ogni giorno e spessissimo la prima.
Entrambi facilmente collocabili per simpatie politiche su schieramente opposti.
In mezzo a questa “guerra” dell’informazione chi esce con le ossa rotte non è nè l’oggetto dellla campagna, in questo caso il premier, nè la verità, ma i lettori e i telespettatori. Leggi il seguito di questo post »
Berlusconi va in USA e incontra Obama, il rapporto tra i due risulta sorprendentemente cordiale nonostante le differenze, uno incline alla gaffe e reduce da gossip e polemiche, l’altro molto freddo, deciso e molto diverso da Bush. Il colloquio dura il doppio del previsto, si vedono pacche sulle spalle e frasi che non sembrano di circostanza. La Repubblica dice che non poteva essere altrimenti sminunendo l’incontro. Berlusconi torna a casa con 3 detenuti di Guantanamo “in tasca”.
Protesta degli abruzzesi a Palazzo Chigi. I terremotati lamentano la mancanza della rettifica delle promesse verbali con la scrittura nero su bianco nel decreto anche del risarcimento totale della ricostruzione delle seconde case. Bertolaso lamenta la poca riconoscenza per tutto quello che è stato fatto sino ad ora e rassicura sulla presenza dei fondi. I terremotati fanno notare che nella situazione in cui si trovano hanno bisogno di rassicurazioni più certe rispetto a quelle “verbali” che non trovano riscontro nel decreto.
In Iran è probabile che si vada alla riconta dei voti dopo le proteste che si sono scatenate nel paese. Il capo spirituale supremo Khamenei concorda sull’opportunità del riconteggio mentre la polizia di regime spara sui cortei organizzati contro Ahmadinejad e rinchiude i corrispondenti stranieri in albergo impedendo che i fatti vengano documentati in modo preciso. Obama dichiara che per lui Ahmadinejad o Mousavi pari sono perché entrambi al momento sostengono politiche anti-USA.
Altre intercettazioni sul caso Noemigate e Veline. Pare esista un’intercettazione ad un imprenditore di Bari che prova festini a fini elettorali con ragazze organizzati da Berlusconi, ragazze anche pagate e quindi si profilerebbe anche il reato di istigazione alla prostituzione. Il Corriere della Sera poi pubblica anche un’intervista ad una velina delusa che sputa il rospo e denuncia la presenza di ragazze ad alcune feste a Palazzo Grazioli. Un’intervista piena di “se”, “ma”, “lo diciamo con cautela” ma che indubbiamente è molto suggestiva. Per chi aveva dei dubbi su come interpretare le parole di D’Alema riguardo alle “scosse” al governo ecco subito servito il piatto.
Napolitano respinge le dimissioni di alcuni componenti del CSM presentate dopo alcune dichiarazioni del guardasigilli Angelino Alfano che denunciava la lottizzazione dell’organo supremo della Magistratura e ricorda loro che non bisogna ingerire sulle prerogative del Parlamento, chiedendo a sua volta ai politici di avere rispetto per la magistratura.