Nonni esplosivi

4 agosto 2011

Nonni esplosiviL’ufficio postale era pieno di persone, di odori vari, di rumori di eliminacode e pigiate sulla tastiera, scontrini e chiacchiere inutili.
Sarebbe stato riduttivo affermare che il nonnetto era anziano.
Il suo volto era uno spazio fra due rughe o forse tutto un’unica ruga.
La pelle di elefante si corrugava sotto il mento affogando il pomo di adamo sotto mille pieghe a scaglie, come un terreno spaccato dal sole e piagato dalla siccità.
Gli occhi si intravedevano sotto una patina biancastra come di albume d’uovo e si muovevano scattanti stretti nella morsa tra le palpebre giallastre sopra e le occhiaie livide sotto. Leggi il seguito di questo post »


Shop on site

3 agosto 2011

Bicicletta per la spesaMi slittano le porte in vetro davanti al naso, sempre leggermente in ritardo rispetto all’incedere del cliente, solito sguardo finto disinteressato della guardia che ti squadra persino la manicure e poi dritto al reparto autoradio.
Fortuna, di fianco c’è proprio la postazione del commesso che in questo caso trattasi di commessa, non male, seppur la divisa sovradimensionata e la scritta STAFF a caratteri cubitali abbassi notevolmente qualsiasi velleità di galanteria.
Picchietta la tastiera consunta come stesse incidendo l’alfabeto cuneiforme su un blocco di argilla e tra uno sbuffo e l’altro si allontana.
Torna dopo una decina di minuti interminabili, fruga nel mobiletto sotto la tastiera, tira fuori un mazzetto di fogli da una risma di carta per fotocopie e sparisce di nuovo.
Nel frattempo mi ronzano attorno due giovani promoter come fossero squali intorno ad un tonno ferito probabilmente controllando se sono abbastanza fanatico della cura del corpo da potermi proporre un silk-epil senza osare attaccar bottone. Leggi il seguito di questo post »


Un capodanno più che perfetto

15 gennaio 2010

La casa si affacciava sul piccolo golfo sabbioso illuminato dalla luce della Luna più bluastra del solito.
Sembrava di stare in estate, a cenare sul terrazzino ricoperto di mattonelle in cotto rischiarato solo dalla luce di una di quelle lampade che folgorano gli insetti, che interrompono i ridolini dei primi sbandamenti alcolici con il tetro rumore dell’incontro tra il voltaggio assassino e il corpo di una zanzara e poi l’odore inconfondibile, quello che da bambino riporta alla mente la spensieratezza del bruciare corpi di mosche convogliando i raggi del sole con una lente.
La spiaggia era una piccola caletta di sabbia bianca, una sputacchiera di marmo nell’ospizio dei vecchi umida di mare e saliva densa. Solo un piccolo cancello di ferro ben trattato contro l’attacco erosivo della salsedine separava l’abitazione dall’ultimo tratto di arenile. Leggi il seguito di questo post »


Baffetti

2 ottobre 2009

E’ stata tutta colpa del mio medico, alla fine ho dovuto ucciderlo.
Ma procediamo per gradi.
Venti anni fa avevo 14 anni e avevo un viso liscio liscio, come il culetto di un bambino dello spot dei pannolini. Avevo dei compagni di classe con le gote perfettamente levigate e bianche e qualche peletto che già iniziava ad affacciarsi sul labbro superiore, a fare da cornice al naso.
Peletti biondi o al massimo castani che in alcuni si vedevano solo in controluce, in altri più scuri creavano una peluria che perlopiù era considerata da sfigati. Infatti i miei compagni si vergognavano e si facevano insegnare dai genitori come ci si rasa. Leggi il seguito di questo post »


Il sorpasso

28 giugno 2009

Leo guidava tranquillo con le alette abbassate sul parabrezza a ripararsi dal sole del pomeriggio che entrava radente nell’abitacolo proprio all’altezza degli occhi.
Dopo un pranzo abbondante e parecchio pesante aveva evitato di bere il caffè, voleva risparmiarsi le piccole coliche visto che era lontano da casa, ma cominciava a subire la controindicazione immediata di una sonnolenza da prima digestione.
Mentre era attento a tenere una velocità costante, appena al di sotto della velocità massima consentita in quel tratto di strada, una forte vibrazione lo fece trasalire e lo risvegliò dal torpore in cui si era calato. Lo spostamento d’aria quasi lo stava risucchiando al centro della carreggiata. Leggi il seguito di questo post »


Buon sangue non mente

20 giugno 2009

Non fosse stato per il lieve sobbalzo della cabina dell’ascensore sarebbe rimasta ancora chissà quanto tempo con le palpebre chiuse e tremolanti, in piedi, con la mente altrove.
Quel sussulto la riportò in sé appena in tempo per l’arresto dell’ascensore al secondo piano. Le porte in metallo si aprirono come il sipario di un vecchio teatro di periferia, con le tele rosse consunte e stanche di assorbire odori di popcorn e muffe di umidità, e andò in scena la faccia del signor Mattioli, il vedovo dell’appartamento del secondo piano, anziano professore di lettere in pensione, che guardava verso il basso, attento a non inciampare nel piccolo gradino che il piano della cabina formava con il livello del pavimento del pianerottolo.
Non appena alzò lo sguardo e la fissò il signor Mattioli impallidì improvvisamente, il colore della pelle del viso passò dall’olivastro chiazzato di vecchiaia al giallo, i suoi occhi si aprirono talmente tanto che le palpebre scomparvero e, con uno scatto repentino incompatibile con la sua età, fece dietrofront fiondandosi fuori dall’ascensore con molta meno cura di quando vi era entrato. Le porte si richiusero da sole e l’ascensore rimase fermo. Lei, quasi con un gesto automatico codificato da anni, si avvicinò alla pulsantiera e senza lasciare i sacchetti di plastica, con il dorso della mano, pigiò il tasto numero 7, il piano dove si trovava il suo appartamento. Leggi il seguito di questo post »


Cave canem

12 giugno 2009

Avevo fame, da una settimana avevo sostituito il pranzo con una vaschetta di insalata mista.
Erbetta sepolta sotto un sudario di mais bollito, dolciastro e giallognolo.
Per questo a mezza sera venivo assalito dai morsi della fame e pigiavo ancora più forte sul pedale dell’acceleratore per raggiungere il prima possibile il frigorifero di casa. Vedevo proiettati sul parabrezza gli involti della salumeria ripieni di prosciutto crudo o mortadella o salame, quelle carte lucide e profumate, quelle pellicole luccicanti come specchietti per uccellini.
Il mio sogno mangereccio ad occhi aperti venne interrotto da un cane di grossa taglia, randagio, che decise proprio in quel momento di passare all’altra sponda. Non nel senso di cambiare sesso per sfornare cucciolate meticce ma proprio dall’altra parte della strada a scorrimento veloce. Ora, se io sbagliassi corsia e volessi invertire l’ordine di marcia per passare all’altra dovrei percorre almeno venti chilometri senza possibilità di svoltare, invece su una strada a così alto traffico un cane come questo, a metà nel percorso evolutivo tra mastino napoletano e un cavallo, mi taglia la strada come stesse passeggiando per le vie del centro.
Che faccio? Leggi il seguito di questo post »


Iscriviti

Get every new post delivered to your Inbox.

Join 299 other followers