In tempi di G8 siamo tutti più buoni e non è un caso se Noel in francese si traduca con “Natale”, il periodo per eccellenza in cui il miele scorre a fiumi. In questo caso però a parlare è un certo Noel Gallagher, non certo un campione di simpatia che però centra bene il concetto che, anche da queste pagine, più di una volta ho tentato di far passare. Ecco le parole del 50% degli Oasis:
«Noi – riferito agli Oasis - saliamo sul palco e suoniamo. Sono stato a tanti concerti negli stadi: tutti parlano di politica e nessuno suona. Eppure la gente è lì per la musica. In uno show di U2 o Coldplay c’è sempre un messaggio sui poveri o sulle persone che muoiono di fame. Va bene, ma non possiamo solo passare una bella serata? Ci dobbiamo sentire per forza in colpa? Pensiamo poi ai palchi semoventi, al second stage per il set acustico… tutto questo non ha senso. Preferiremmo suonare nei club, ma troppe persone rimarrebbero fuori. Non siamo come gli U2 dove tutto diventa un affare di congegni. Non voglio dire che la loro carriera dipenda dal palco spettacolare, ma non è quello che facciamo noi».
In attesa della risposta stizzita dei diretti interessati o dei loro fan mi sento di solidarizzare con il caustico Noel riguardo l’impegno nel sociale di tante star viziatissime del business discografico mondiale.
Certo, nel proseguo dell’intervista si avventura in una discussione circa la tossicodipendenza che è perfettamente in linea con il suo personaggio.
Che quella sopra citata, al di là della provocazione, contenga un fondo di verità secondo me non c’è dubbio.
L’intervista completa sul Corriere della Sera online,
Pubblicato da symbel 


Ogni tanto è interessante tradurre il testo di brani musicali che vanno forte in classifica, di gruppi noti che hanno parecchio seguito, chissà se i fan conoscono il significato dei testi delle canzoni dei propri beniamini e, spesso, la pochezza dei messaggi in essi racchiusi.