Nel dicembre 2008 Bernard Madoff, ex presidente del NASDAQ acronimo di National Association of Securities Dealers Automated Quotation (ovvero: “Quotazione automatizzata dell’Associazione nazionale degli operatori in titoli”) è stato arrestato dagli agenti federali per truffa.
In pratica il “signore” pare si sia intascato i soldi dei suoi clienti per un valore di circa 50 miliardi di dollari.
La sua società ha infatti approfittato del sistema delle piramidi finanziarie.
Questo sistema consisteva nel promettere agli investitori guadagni sicuri e costanti.
Il procedimento in dettaglio è un po’ complicato da spiegare ma si trovano in rete diversi siti web che si cimentano nell’impresa.
Il nocciolo della questione è che questo inganno è stato smascherato, Madoff è stato indagato e messo sotto processo.
Questa somma, tanto per capirci, è almeno tre volte più grande di quella del crack Parmalat.
La notizia di ieri è che Madoff è stato dichiarato colpevole e condannato a 150 anni di reclusione, risulta così il più grande truffatore della storia moderna ma sul fatto che tutti i truffati rivedranno i loro soldi ho parecchi dubbi.
La crisi economica imperversa nel mondo, senza distinzione geografica, in Cina come in USA e in Europa, nonostante il salvagente dell’Euro che ne ha mitigato gli effetti, spaventa i governi e le banche.
La parola “crisi” ormai è diventata il vocabolo più sentito sia perché pronunciato dai catastrofisti che sembrano trarre giovamento dal crogiolarsi nelle lacrime che negli inguaribili ottimisti che filtrano la realtà attraverso le fette di suino adagiate sugli occhi. In tutto questo l’Italia però è più fortunata degli altri paesi vicini perché noi italiani alla crisi ci siamo abituati e da tempo, specie a quella che si manifesta con la disoccupazione.
Se poi circoscriviamo la riflessione al meridione e ancor di più alla Sardegna stiamo proprio di lusso.
L’unica differenza rispetto a qualche anno fa è che sia noi sardi che il governo nazionale abbiamo ora una ragione plausibile per spiegare il fenomeno.
Io in tempo di crisi ho lasciato il lavoro che avevo e ne ho trovato un altro nell’arco di 3 mesi. Non ho un contratto a tempo indeterminato ma non ho peggiorato il mio stile di vita, anzi. Direi che non posso lamentarmi.
La crisi c’è e questo è innegabile ma chissà che con un po’ di intraprendenza qualcuno dei suoi aspetti lo si possa rigirare a proprio favore.
Piangersi addosso di sicuro non aiuta.
Il petrolio ha fatto la fortuna dei paesi Arabi per molti anni. Non che adesso sia diminuita solo che sono cambiati gli sceicchi e il loro modo di spendere i soldi.
Fino a pochi anni fa lo sport preferito dell’emiro era comperare auto supersportive o extralusso e riempire garage, costruire dimore placcate in oro o navigare a bordo di panfili, veri e propri castelli galleggianti con la rubinetteria in metallo prezioso.
In questo ultimo decennio c’è stata una svolta non verso il risparmio, figuriamoci, ma verso un investimento mirato in occidente oltre che negli Emirati Arabi e Arabia Saudita.
Grossi investimenti in banche, catene commerciali, colossi assicurativi, compagnie edilizie, squadre di calcio e altri settori sottratti a chi patendo la crisi diffusa a livello mondiale non poteva più amministrarli rendendoli appetibili per chi ha grosse disponibilità di denaro immediato.
Qualcuno vede in questa evoluzione un pericolo per gli equilibri economici e strategici internazionali, io non ho abbastanza elementi per dirlo ma mi basta vedere cosa stanno costruendo nei dintorni di Dubai. Da paura!
93 milioni di euro per un giocatore di calcio, forse attualmente insieme a Lionel Messi il più forte al mondo, questa la cifra che il Real Madrid sborserà per aggiudicarsi Cristiano Ronaldo a vantaggio delle casse del Manchester United. La notizia di per sé è eclatante sia per le somme in gioco che per il valore del giocatore che è di quelli che si definiscono di solito “incedibili” perché da soli possono condizionare una partita. Ma il trasferimento assume connotati ancora più fenomenali se si pensa che appena qualche giorno prima il Real Madrid si è aggiudicato anche i favori di Kakà, per 70 milioni di euro circa, in trasferimento dal Milan.
La squadra spagnola ha speso in pochi giorni 163 milioni di euro per due giocatori, due tra i 5 migliori giocatori al mondo che giocheranno quindi nella stessa squadra.
La situazione suggerisce tante riflessioni in ambito economico, visto che siamo in un periodo di crisi economica senza precedenti, sportivo visto che ormai nel dopo-Maldini nessun tifoso può più essere sicuro che il proprio giocatore simbolo rimanga nella sua squadra e naturalmente etico, visto che le cifre suonano come un insulto a chi lotta per non perdere il posto di lavoro o per sopravvivere con i soldi della cassaintegrazione.
Il mercato è il mercato, si dirà. Io da milanista, messe da parte le riserve etiche, dopo il dispiacere iniziale tutto sommato ritengo sia stato giusto incassare quella cifra con la vendita di un solo giocatore e credo che anche un tifoso del manchester dovrebbe pensarla in ugual modo.
Chiuso l’accordo tra Opel e la Magna azienda russa del settore automobilistico. Era in corsa anche la Fiat di Marchionne ormai decisa a diventare un colosso dell’automobile a livello mondiale e al quale l’acquisizione della casa automobilistica tedesca avrebbe fatto parecchio comodo.
Alla fine però l’ha spuntata la russa Magna. Magari l’offerta di quest’ultima è stata realmente più appetibile di quella della casa di Torino però ci sono diverse situazioni di contorno che sarebbe interessante analizzare. Io vi do qualche elemento, un’idea fatevela voi.
Opel è tedesca -> i tedeschi nutrono un certo pregiudizio nei confronti delle capacità industriali italiane -> in Germania c’è la campagna elettorale -> Magna è Russa -> Putin è russo -> Schroeder è l’ex primo ministro tedesco -> Schroeder è consigliere di Putin.
I conti deposito possono essere sinteticamente definiti come salvadanai che, in più rispetto al porcellino in ceramica, spesso fanno fruttare i risparmi con interessanti tassi di interesse, sicuramente superiori a quelli dei conti correnti che però mettono a disposizione carte di credito, l’utilizzo di bancomat e altri servizi che questi conti in quanto solo di “deposito” non offrono.
Uno dei primi e più famosi conti di deposito è il Conto Arancio. Oggi i conti di deposito sono tantissimi, si poggiano su istituti di credito diversi fra loro con tassi di interesse e condizioni molto particolareggiati.
Per districarsi in questi conti e scegliere il conto più adatto alle proprie esigenze e il più conveniente sono utili alcuni siti internet che controllano periodicamente le offerte dei singoli conti.
In questo periodo di continui ribassi dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea molti esultano perché la rata del mutuo (tasso variabile) è scesa considerevolmente anche più di 100 euro, esultano meno coloro che hanno depositato i propri risparmi su un conto deposito per farli fruttare al tasso del 4% lordo e oggi si ritrovano con poco più del 1,4% lordo.
Due siti utili per monitorare i conti deposito e altre questioni legate al risparmio e all’economia: Piccolo Risparmio e Guida Economica
Fino a pochi mesi fa la risposta a questa domanda era scontata: fisso ovviamente!
Tanto che anche da parte del governo sono state promosse iniziative di legge volte a dare la possibilità di rinegoziare i mutui con le banche in modo da favorire il passaggio dal tasso variabile a quello fisso. Sono anche note le disavventure di chi, con il tasso variabile, si è ritrovato a dover pagare ancora tutto il mutuo avendo pagato in rate praticamente solo gli interessi.
Ma oggi? Dovendo “accendere” un mutuo oggi che tasso converrebbe scegliere?
Da quello che si legge oggi sui quotidiani parrebbe convenire di gran lunga il tasso variabile visto che i tassi stanno scendendo vertiginosamente a causa della crisi.
Il lato negativo è che stanno diminuendo anche i tassi che le banche applicano ai nostri risparmi.